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Le nuove geografie dell’innovazione

Angelica Monaco, coordinatrice del Regional South Hub di EIT Culture & Creativity, racconta il ruolo di cultura, creatività e innovazione nel futuro dei territori mediterranei.

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Definire il Mediterraneo significa confrontarsi con uno spazio fatto di relazioni, scambi e trasformazioni. Un territorio attraversato da nuove comunità, mobilità e cambiamenti che ne stanno ridefinendo identità e modi di vivere. È da questa prospettiva che MAGMA Fest dedica l’edizione 2026 al Mediterraneo, con il tema New Mediterraneans: uno sguardo su un Mediterraneo plurale, in continua evoluzione.

Tra i partner di MAGMA c’è anche EIT Culture & Creativity, la Knowledge and Innovation Community europea dedicata ai settori culturali e creativi. Per approfondire il ruolo che cultura e creatività possono avere nel leggere e accompagnare le trasformazioni del Mediterraneo, abbiamo incontrato Angelica Monaco, Direttrice del Regional South Hub di EIT Culture & Creativity, che riunisce Italia, Grecia, Malta, Cipro, Turchia, Albania e Israele e lavora per creare connessioni tra imprese, città, centri di ricerca e altri attori dell’innovazione. Con Angelica abbiamo parlato di innovazione, patrimonio culturale, intelligenza artificiale, cambiamento climatico e trasformazioni sociali. Ma anche di una domanda più ampia: come possono i territori diventare luoghi in cui le persone non solo arrivano o transitano, ma scelgono di vivere, lavorare e costruire il proprio futuro?

Il Mediterraneo è spesso raccontato come uno spazio comune, ma è anche un territorio di profonde differenze. In che modo questa diversità può diventare una risorsa per l’innovazione?

Quando si cerca di individuare caratteristiche comuni in uno spazio così vasto, sia geograficamente sia culturalmente, si deve necessariamente partire dalla sua storia e dalla sua capacità di mettere in relazione culture e comunità diverse. È proprio da questo intreccio, fatto di incontri, scambi e contaminazioni, che nel tempo si è costruita un’identità mediterranea. Allo stesso tempo, però, questa identità non è affatto uniforme. Porta con sé una grande varietà di culture, tradizioni e modi di vivere, che cambiano da Paese a Paese, da regione a regione e, spesso, anche da un territorio all’altro. È una diversità che non indebolisce il senso di appartenenza a uno spazio comune, ma ne rappresenta forse una delle maggiori ricchezze. Se dovessimo individuare un tratto capace di raccontare davvero la cultura mediterranea, sarebbe proprio la capacità di contaminarsi: conservare identità forti e, allo stesso tempo, lasciarsi attraversare e trasformare dall’incontro con ciò che è altro da sé.

È una capacità che ritroviamo anche nel modo di lavorare di EIT Culture & Creativity. Mettiamo in relazione culture, Paesi e competenze diverse, creando connessioni tra realtà che partono da contesti differenti. Per questo il Mediterraneo, con la sua pluralità e la sua naturale vocazione all’incontro, è un contesto particolarmente vicino al nostro modo di lavorare. Il Regional South Hub comprende Italia, Grecia, Malta, Cipro, Turchia, Albania e Israele e facilita il networking tra centri di ricerca, città, aziende e altri soggetti degli ecosistemi dell’innovazione. Il Mediterraneo è inoltre un’area estremamente interessante per le industrie culturali e creative: dal patrimonio culturale all’audiovisivo, dalla musica al gaming, fino alla moda. Esistono imprese consolidate, ma anche nuove realtà e startup, e un potenziale ancora in parte da esprimere.

È possibile riconoscere oggi una specificità mediterranea nel modo di fare innovazione?

Da questo punto di vista, è ancora presto per parlare di un vero e proprio modello mediterraneo dell’innovazione. Se guardiamo allo sviluppo tecnologico, infatti, ci muoviamo all’interno di traiettorie comuni a gran parte dell’Europa: dalle tecnologie digitali all’intelligenza artificiale, fino alla sostenibilità e ai nuovi modelli di sviluppo. La specificità, però, non è necessariamente nella tecnologia che utilizziamo, ma nel modo in cui scegliamo di applicarla e nei bisogni, nelle caratteristiche e nelle risorse dei territori in cui viene introdotta. È proprio qui che possono emergere traiettorie mediterranee dell’innovazione: nel rapporto tra nuove tecnologie e patrimonio, cultura, creatività e identità dei luoghi.

Un esempio interessante è quello del patrimonio culturale, dove nuove tecnologie e intelligenza artificiale stanno aprendo possibilità importanti. Non si tratta soltanto di rendere più efficienti i processi di catalogazione, ma di trovare nuovi modi per raccontare il patrimonio, renderlo accessibile e costruire una relazione diversa tra le persone, i musei e i luoghi della cultura. Non possiamo ancora parlare di una specificità mediterranea consolidata, ma possiamo iniziare a riconoscere alcune direzioni. Il patrimonio culturale è certamente una di quelle in cui il Mediterraneo può esprimere una propria capacità di innovazione: un’innovazione che non passa soltanto dalla tecnologia, ma anche dalla possibilità di trasformare il modo in cui le persone entrano in relazione con la cultura, con i luoghi e con la propria identità.

EIT Culture & Creativity interpreta l’innovazione anche come uno strumento di trasformazione sociale. Quale ruolo possono avere, in questa prospettiva, la cultura e la creatività nei territori mediterranei?

Possiamo parlare di due dimensioni complementari. Da una parte c’è il lavoro sulla competitività delle industrie culturali e creative: sostenere le imprese esistenti, accompagnare la nascita di nuove realtà e startup, sviluppare prodotti, servizi e competenze. Dall’altra, c’è la capacità della cultura e della creatività di andare oltre la dimensione economica e diventare catalizzatori di trasformazione e innovazione sociale.

È questo il senso dell’area Transformation di EIT Culture & Creativity: sostenere processi in cui cultura e creatività diventano strumenti concreti per generare cambiamento. Un progetto culturale può, per esempio, contribuire a rigenerare uno spazio, creare nuove relazioni, rafforzare una comunità o rendere un territorio più attrattivo. Nel Mediterraneo questo potenziale è particolarmente evidente, perché la cultura è profondamente intrecciata alla vita quotidiana e all’identità dei luoghi. Pensiamo alle piazze, ai centri storici, agli spazi pubblici: non sono soltanto patrimoni da conservare, ma luoghi in cui le persone si incontrano, condividono esperienze e costruiscono relazioni. La sfida è fare in modo che questo patrimonio possa continuare a vivere e a produrre valore, non soltanto economico ma anche sociale. Per riuscirci servono competenze, risorse e programmi capaci di accompagnare i territori e trasformare cultura e creatività in vere leve di cambiamento.

Quali sono oggi le trasformazioni che stanno ridisegnando i territori mediterranei e che cosa serve perché continuino a essere luoghi in cui scegliere di vivere, lavorare e costruire il proprio futuro?

Sono diverse le trasformazioni che stanno incidendo sulla capacità dei territori mediterranei di crescere e rinnovarsi. Sul piano tecnologico, l’intelligenza artificiale è sicuramente una delle più rilevanti. Sta trasformando profondamente le industrie culturali e creative, dalle competenze ai processi produttivi, fino a temi complessi come la proprietà intellettuale. Non cambia soltanto gli strumenti che utilizziamo, ma anche il modo in cui lavoriamo, produciamo e distribuiamo contenuti e cultura. Accanto alla tecnologia, c’è poi un tema sempre più centrale: la sostenibilità. Pensiamo, per esempio, alla moda, uno dei settori produttivi con un impatto ambientale ancora molto elevato. Tecnologie e processi capaci di favorire la circolarità, ridurre gli sprechi e diminuire l’impatto ambientale saranno fondamentali per ripensare i modelli produttivi. 

E poi c’è il patrimonio culturale, che nel Mediterraneo rappresenta una risorsa straordinaria. La sfida è trovare un equilibrio tra preservarlo e renderlo contemporaneo: non soltanto proteggerlo, ma ripensare il modo in cui viene raccontato, comunicato, reso accessibile e vissuto dalle persone. Significa anche contemporaneizzarlo, mettendolo in relazione con le tecnologie, le esigenze e i linguaggi del presente. Ma le trasformazioni riguardano anche il modo in cui viviamo i territori. Il Mediterraneo non è fatto soltanto di grandi centri urbani: è anche un insieme di piccoli e medi centri, spesso ricchi di risorse, comunità e identità molto forti. Questi territori devono però affrontare sfide importanti, a partire dal cambiamento climatico, che incide sulle infrastrutture e sulla vivibilità degli spazi, e dalle dinamiche demografiche, con molti giovani che si spostano altrove per studiare, lavorare o trovare maggiori opportunità. Per mantenere vive le comunità non basta quindi creare posti di lavoro. Servono infrastrutture sociali e culturali: servizi, luoghi di incontro, attività, spazi per la relazione, ma anche asili, servizi sociali e un’offerta culturale capace di rendere un territorio non soltanto attrattivo, ma vivibile. Una persona non sceglie un territorio soltanto perché lì trova un lavoro. Lo sceglie perché lì può costruire una vita: trovare opportunità, relazioni, servizi, stimoli e una qualità della vita che le permetta di immaginare il proprio futuro.

Se il New European Bauhaus mette al centro il rapporto tra qualità dei luoghi, sostenibilità e vita delle comunità, che cosa può portare il Mediterraneo a questo dibattito europeo?

Il Mediterraneo può portare all’Europa una relazione molto forte tra cultura, spazio e comunità, che in molti territori è ancora parte integrante della vita quotidiana. Nel Mediterraneo, infatti, il patrimonio culturale non è soltanto qualcosa da conservare: è profondamente legato ai luoghi dell’identità, dell’incontro e della socialità. Ci sono pratiche e modi di vivere lo spazio che, pur senza essere stati pensati esplicitamente in questi termini, sono già vicini ad alcuni dei principi del New European Bauhaus. Penso, per esempio, alla tradizione dello stare nello spazio pubblico, dell’incontrarsi fuori casa, dell’utilizzare piazze, strade e altri luoghi condivisi come spazi di relazione. È qualcosa che spesso avviene in modo spontaneo, senza essere necessariamente progettato o codificato, ma che produce aggregazione sociale, senso di comunità e cura dello spazio. Questa dimensione può essere interessante anche per il resto d’Europa. Il Mediterraneo può portare una cultura dello spazio condiviso e della relazione, mostrando come la qualità di un luogo non dipenda soltanto dalla sua progettazione fisica, ma anche dal modo in cui le persone lo abitano, lo utilizzano e lo fanno proprio. Non si tratta quindi di proporre un modello da replicare, ma di mettere a disposizione un patrimonio di esperienze che può essere riletto e adattato alle condizioni del presente, anche di fronte a trasformazioni come il cambiamento climatico.

Guardando al futuro, di quali condizioni abbiamo bisogno perché l’innovazione possa diventare una leva strutturale per lo sviluppo, la qualità della vita e la trasformazione dei territori mediterranei? E quale può essere il ruolo di EIT Culture & Creativity?

Perché l’innovazione diventi davvero una leva strutturale servono innanzitutto investimenti nelle competenze, nella conoscenza, nella ricerca e nelle nuove imprese, in particolare nei settori culturali e creativi. Ma questi investimenti devono essere accompagnati da politiche capaci di facilitare i processi e, soprattutto, di metterli in relazione tra loro. Tecnologia, competenze, ricerca e innovazione sociale non possono procedere su binari separati. Devono convergere verso obiettivi comuni e contribuire anche alla rigenerazione dei territori, che nel Mediterraneo riguarda tanto la dimensione ambientale quanto quella culturale e sociale. Per questo serve un approccio sistemico all’innovazione: tenere insieme tecnologia, competenze, ricerca, servizi e infrastrutture sociali, evitando che interventi diversi procedano in direzioni separate o contraddittorie. L’innovazione diventa realmente trasformativa quando riesce a entrare nella vita dei territori e a produrre cambiamenti sostenibili nel tempo. In questo processo EIT Culture & Creativity può contribuire sostenendo progetti di innovazione e startup, ma anche programmi che utilizzano cultura e creatività come strumenti di trasformazione sociale. Il nostro ruolo, però, non è e non può essere quello di fare tutto da soli. È soprattutto un ruolo di connessione: tra territori, tra competenze diverse e tra i territori e l’Europa. Il Mediterraneo ha specificità che devono essere preservate e valorizzate, ma non è uno spazio separato dal resto d’Europa. È parte di un sistema fatto di differenze, contaminazioni e scambi, ed è proprio da queste relazioni che possono nascere nuove possibilità.

Come EIT Culture & Creativity e come Regional South Hub, possiamo quindi essere parte attiva di questo processo: creare connessioni, facilitare il dialogo e mettere in relazione persone, competenze e territori, perché l’innovazione non rimanga soltanto un insieme di tecnologie o di progetti, ma diventi una capacità condivisa di costruire il futuro.